di Giuseppe Lumia
Il risultato devastante delle elezioni in Sassonia, con la vittoria nazifascista dell’AFD, è arrivato, come da previsione.
È un’altra tappa del cammino dell’estrema destra verso la disarticolazione della democrazia, dei diritti umani e della stessa Europa.
Sembra una sorte inesorabile, come ben descritta nel famosissimo romanzo di Gabriel García Márquez, “Cronaca di una morte annunciata”.
Le forze democratiche sono bloccate nel ripetere gli stessi errori politici, economici e culturali e nel perpetuare le stesse scelte di governo che risultano essere le cause principali del vuoto sociale, democratico e di partecipazione in cui si stanno insinuando le estreme destre anche in Italia.
La lezione del voto in Sassonia ci impone di compiere scelte nette, per liberarci dal destino che si abbatte giorno dopo giorno sulle fondamenta di quello che si è costruito, prima con l’Illuminismo e la Rivoluzione francese, nel campo delle libertà fondamentali e della divisione dei poteri, poi con la vittoria nella Seconda guerra mondiale proprio contro il nazifascismo, grazie alle culture politiche di ispirazione cristiana, liberaldemocratica e di sinistra, dal punto di vista dei sistemi avanzati di welfare nella scuola, nella sanità e nelle politiche sociali, della tutela del lavoro con i diritti sindacali, della cooperazione tra i Paesi e i popoli, della pace ricercata e regolata, del percorso faticoso e accidentato di realizzazione dell’unità europea.
Bisogna pertanto rompere gli indugi. Cinque scelte fondamentali spiccano sulle tante altre che vanno finalmente promosse.
La prima: un intervento sul reddito soprattutto da lavoro. Senza un reddito adeguato per il ceto medio e basso, si sgretola la coesione della base sociale, necessaria per reggere l’impatto delle crisi delle democrazie e delle forze politiche popolari, democratiche e progressiste. Le disuguaglianze di reddito, oltre a quelle di genere, generazionali e territoriali, sono diventate insopportabili e sono il principale alimento ideologico ed elettorale delle forze politiche populiste di destra, a cominciare da quelle più estreme.
La seconda: un intervento sul welfare pubblico e integrato. Senza la rigenerazione del welfare, non c’è alcuna possibilità di ripresa della vitalità delle democrazie, dei diritti di cittadinanza e delle sue libertà. L’abbattimento delle politiche pubbliche e dei percorsi innovativi e di rilancio, che pure erano previsti a vantaggio della spesa militare, ha lasciato la maggioranza dei cittadini sprovvista delle tutele fondamentali per curarsi, studiare e lavorare. Famiglie e cittadini sono rimasti così privi di difese sociali davanti alle crisi e ai tanti problemi della vita quotidiana.
La terza: la costruzione di un’Europa Federale. Senza una scelta politica che avvii la fase costituente dell’Europa Federale, non c’è futuro per questa ibrida e inconcludente Unione Europea. Avere lasciato incompiuto il percorso pensato dai Padri costituenti del dopoguerra, basti pensare al “Manifesto di Ventotene”, ha ridotto l’Europa ad un ammasso di agglomerati statali incapaci di affrontare le sfide sociali ed economiche interne e quelle geopolitiche globali delle guerre, delle emigrazioni, delle mafie, delle innovazioni tecnologiche, delle disuguaglianze, del cambiamento climatico.
La quarta: un intervento sulla sicurezza, che deve essere considerata un diritto di nuova generazione e di rango costituzionale. Senza questa attenzione, avremo sempre una gravissima frattura con la vita reale della società. Naturalmente non bisogna rincorrere le politiche discriminatorie, xenofobe, razziste ed escludenti delle destre. Al contrario, bisogna dare corso ad una sicurezza integrata di prevenzione educativa, di rigenerazione urbana e di rigore penale intelligente ed efficace. Le sperimentazioni esistono e vanno assunte con scelte coraggiose e investimenti consistenti.
La quinta: la ricostruzione dei partiti politici. Senza la rigenerazione valoriale, progettuale e organizzativa dei Partiti popolari e della sinistra democratica in connessione con le reti sociali democratiche, non c’è nessuna possibilità di coinvolgere la maggioranza dei cittadini e orientarli alla bontà della democrazia decidente e partecipata. Avere scelto il paradigma del neoliberismo, considerandolo assoluto e intoccabile e addirittura incorreggibile, e imboccato la deriva della leadership dell’Io-comunicativo e autoreferenziale nella selezione della classe dirigente, ha facilitato e spianato la strada alla presa sulla società delle forze populiste e sovraniste di estrema destra.
Il tempo stringe. Ci sovviene il verso che sintetizzò la resa della Repubblica di San Marco assediata dalle truppe austriache nella fase risorgimentale, nel 1849: "Il morbo infuria / il pan ci manca / sul ponte sventola / bandiera bianca".
Ad esso contrapponiamo invece due note di speranza su cui riprendere motivazione e piglio opereso.
Nel 1941, il nazifascimo sembrava vincente e inarrestabile. Eppure nell’isolotto di Ventotene, in condizioni proibitive, nacque l’attualissimo impegno “Per un'Europa libera e unita. Progetto di un manifesto".
Nel 1942, mentre Londra era sotto bombardamenti devastanti, prese le mosse il Welfare, con un rapporto intitolato "Report on Social Insurance and Allied Services" (Rapporto sulle assicurazioni sociali e sui servizi correlati o assistenziali), che distingue ancora oggi l’Europa nel contesto geopolitico globale.
Nell’ora più buia le scelte coraggiose e innovative riescono a squarciare le ombre e irradiano di luce il cambiamento da perseguire.
Buon impegno!

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